Sotto la superficie, Pragmata affronta anche tematiche contemporanee come il rapporto tra esseri umani e intelligenza artificiale, la simulazione della realtà e l’isolamento in contesti tecnologicamente avanzati. Non sempre queste idee vengono esplorate fino in fondo, ma contribuiscono a dare profondità all’atmosfera e a rendere il gioco più rilevante di quanto la sua struttura relativamente semplice potrebbe suggerire. Ed è questo uno dei difetti già accennati, ossia la trama di una storia che, al contrario del rapporto fra i 2 personaggi, fallisce in parte nel dare ampio respiro e ad incuriosire, lasciando scorrere la vicenda un po’ troppo in automatico. Altri limiti del titolo risiedono nel suo ritmo, che tende a calare nella seconda metà, la varietà delle situazioni non è sempre all’altezza delle premesse iniziali e alcuni sistemi secondari, come la progressione o la gestione dei collezionabili, risultano poco incisivi. Soprattutto, si percepisce una certa prudenza progettuale: Pragmata è un gioco che padroneggia bene le proprie idee, ma raramente tenta di spingersi oltre. In definitiva, Pragmata è un titolo raro nel panorama contemporaneo. E’ bello da vedere, da seguire e da giocare. Non rivoluziona il medium, ma propone un’idea chiara ed originale e la sviluppa con coerenza e intelligenza. È un gioco che privilegia la qualità alla quantità, l’identità alla spettacolarità fine a sé stessa. Proprio per questo, pur non essendo un capolavoro assoluto, si impone come una delle opere più interessanti e meritevoli di attenzione della sua generazione.



