
Il cuore dell’esperienza, tuttavia, è rappresentato dal brillante ed originale sistema di gameplay che lega indissolubilmente i due protagonisti, Hugh e Diana. Non si tratta semplicemente di alternare due abilità, ma di gestire contemporaneamente due livelli di interazione: l’azione e la decodifica. Nel concreto, il gameplay di Pragmata si fonda su un sistema a doppio livello che intreccia azione e logica in tempo reale. Durante gli scontri, il giocatore controlla Hugh in un classico schema da third-person shooter, ma ogni nemico è protetto da uno scudo che lo rende invulnerabile finché Diana non interviene con l’hacking. Questo si traduce in una sorta di “secondo schermo mentale” che si attiva mentre si continua a muoversi e schivare: bisogna guidare un cursore attraverso una griglia, aggirando nodi e ostacoli per raggiungere il nucleo del sistema difensivo nemico. Più il percorso è efficiente, più a lungo lo scudo resta disattivato, aprendo una finestra in cui le armi di Hugh possono infliggere danni reali. Il risultato è una gestione simultanea di pressione, posizionamento e rapidità decisionale che rende ogni combattimento una sequenza dinamica, quasi “a strati”, dove errore e improvvisazione convivono costantemente. Su questa base si innesta un sistema di potenziamenti brillante ed assuefacente, che agisce in modo modulare e progressivo. Numerose sono le abilità ed i potenziamenti della tuta sbloccabili, utilizzando la preziosa lunite recuperata dai nemici caduti. L’equipaggiamento può essere migliorato, ma il vero elemento distintivo riguarda le abilità di Diana: avanzando, si sbloccano funzioni di hacking più complesse che permettono di rallentare temporaneamente il tempo, evidenziare percorsi ottimali o manipolare più bersagli in sequenza. Parallelamente, Hugh può ottenere moduli difensivi come scudi energetici o potenziamenti alla mobilità, che diventano fondamentali nelle fasi più avanzate, quando il numero e l’aggressività dei nemici aumentano sensibilmente. Interessante è il fatto che questi upgrade non trasformano radicalmente il gameplay, ma ne amplificano le possibilità, spingendo il giocatore a ottimizzare l’interazione tra le due componenti invece di affidarsi a una singola strategia dominante. Ne deriva un sistema di progressione coerente con la filosofia del gioco: non accumulo di potere fine a sé stesso, ma raffinamento di un equilibrio già complesso, che richiede sempre attenzione e adattamento.

Dal punto di vista artistico e tecnico, il gioco si distingue con decisione. Il tutto a partire dall’incredibile “Mecha design” dei nemici, ispirato, complesso ed inquietante al punto giusto. L’estetica combina suggestioni realistiche di tipo “NASA-Punk” con ambienti artificiali volutamente stranianti, creando una sensazione costante di instabilità percettiva. Questa scelta visiva si allinea perfettamente con i temi dell’opera, contribuendo a costruire un mondo coerente e riconoscibile. Il RE Engine di Capcom garantisce una resa tecnica solida, con ambienti dettagliati, illuminazione convincente e performance generalmente stabili, confermando la maturità dello studio sotto questo profilo.

