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Negli States la banda larga si fa larghissima

Roma - Mentre in Italia ci si arrabatta tra una Telecom che gestisce nel contempo - e a modo suo - sia la claudicante infrastruttura nazionale che gran parte dei servizi di connettività broadband, gli Stati Uniti viaggiano agilmente verso il traguardo dei 160 Megabit al secondo in download e 120 in upload. E viaggiano veloce, in tutti i sensi: produttori di primaria importanza come Motorola e Texas Instruments hanno annunciato la disponibilità di hardware adeguato, in grado di sfruttare l'ultima revisione dei protocolli di comunicazione su fibra/cavo coassiale.

Notizie in merito arrivano dalla convention annuale della National Cable & Telecommunications Association, che si tiene in questi giorni in quel di Las Vegas. Le società fornitrici degli operatori su cavo sono in procinto di lanciare sul mercato dispositivi progettati per lavorare con la nuova versione dello standard di comunicazione telematica per le infrastrutture della cable TV (largamente diffuse sul territorio statunitense), DOCSIS 3.0.

I vantaggi immediati del protocollo sono due, ovvero il supporto allo standard avanzato IPv6 e appunto velocità superiori, entro i limiti già indicati di 160/120 Mbit/sec - sebbene tale banda vada divisa tra i vari abitati collegati ad un singolo nodo. Dimostrazioni delle capacità di trasmissione su DOCSIS 3.0 si sono già avute nel novembre scorso, quando nella Corea del Sud una versione di hardware preliminare in grado di sfruttare la nuova revisione del protocollo è stata usata per spingere fino a 100 Megabit la velocità dei servizi domestici dei sottoscrittori.

Ora Motorola, uno dei fornitori dell'industria del cavo americana, ha annunciato di aver testato con successo - assieme alla società di Singapore StarHub e il produttore di hardware specializzato Vyyo - hardware specificamente progettato per sfruttare appieno lo standard DOCSIS 3.0, arrivando a sviluppare una velocità massima di 145 megabit al secondo in downstream. Il test è stato condotto sulla rete mista in fibra ottica/cavo coassiale di StarHub a Singapore, usando una combinazione di dispositivi Motorola e Vyyo.

Parla di modem DOCSIS 3.0 anche Texas Instruments, che con Puma 5 - questo il nome del prodotto - spera in una "veloce adozione e diffusione di prodotti avanzati basati sulle specifiche DOCSIS 3.0". Grazie allo stato attuale della infrastruttura di proprietà delle industrie del cavo, la distribuzione delle nuove velocità non dovrebbe necessitare di rimaneggiamenti eccessivi alla rete fisica. Specialmente nel caso delle società che già dispongono di network ibridi fibra/cavo.

Secondo ars technica esiste poi una ulteriore motivazione perché le aziende di settore adottino piuttosto velocemente DOCSIS 3.0: gli investimenti di operatori quali AT&T e Verizon puntano ben oltre i 150 Megabit scarsi del suddetto protocollo. In particolare il network FiOS di Verizon, che viaggia tutto su fibra, offre una banda di 622 Mbps riservata per la programmazione televisiva, ma è già predisposto per ulteriori incrementi prestazionali in vista della migrazione dal broadcasting tradizionale a quello basato sulla IPTV.

Sia come sia, i tempi previsti parlano di una distribuzione su larga scala di DOCSIS 3.0 non prima del prossimo anno, e di una stima di copertura del 40% degli utenti via cavo entro il 2011: per quel tempo, il prodigioso network FiOS di Verizon dovrebbe essere già entrato in 18 milioni di case statunitensi. Nel mentre, si accettano scommesse sul perdurare della comatosa situazione della infrastruttura Internet del Bel Paese.

Fonte: PuntoInformatico