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Recensione DimasTech Phase-Change

Recensione DimasTech Phase-Change

Non vi bastano più i classici dissipatori ad aria? Pensate che i wb nn siano abbastanza per raffreddare i bollenti spiriti dei vostri processori? Ecco quindi che grazie alla Dimastech abbiamo la possibilità di mostrarvi in tutti i dettagli come funziona un phase-change e aiutarvi quindi a capire se fa per voi...

UN PO’ DI TECNICA….che cosa è il phase-change

 

La parola “phase” nel termine “phase-change” è riferita ai diversi stati in cui una sostanza può esistere. I più comuni sono lo stato solido (ghiaccio), liquido (acqua), e gassoso (vapore). Ci sono altri stadi intermedi, ma in questo caso non importanti per spiegare il principio di funzionamento del phase-change. Quando una sostanza cambia il suo stato assorbe o rilascia energia. Per esempio quando proviamo a ghiacciare l’acqua (cambio di stato da liquido a solido), dobbiamo sottrarre calore. Quando vogliamo portare l’acqua allo stato gassoso (cambiamento di stato da liquido a gassoso) dobbiamo fornire calore; infine se vogliamo far condensare il vapore in acqua (stato liquido) dobbiamo ancora una volta sottrarre calore, la superficie che è a contatto con il gas diventa calda. Lo stesso principio viene usato in un sistema di raffreddamento chiamato appunto “phase-change”.Vediamo come un normale frigo lavora: esso è riempito con gas refrigerante come l’R134a, che bolle già a basse temperature (-26°C con pressione atmosferica). Il vapore viene compresso nel condensatore attraverso un compressore. Quando il vapore passa a stato liquido nel condensatore, viene rilasciato del calore. Dal condensatore il liquido viene trasportato all’evaporatore attraverso un tubo capillare. La funzione del tubo capillare è quella di opporre più resistenza possibile al flusso del refrigerante, così che il compressore può eseguire bene il suo lavoro, fino a portare il gas a liquido. Non appena il refrigerante entra nell’evaporatore, inizia a bollire. Questo procedimento toglie calore dalle superfici dell’evaporatore stesso; di conseguenza queste pareti tendono a raffreddarsi. Il vapore che si viene a formare viene rimandato indietro nel compressore, dove viene nuovamente compresso. Lo scambiatore di calore tra il tubo capillare e la tubazione che riporta il gas nel compressore aumenta l’efficienza del tutto, pre-raffreddando il gas appena compresso (quindi ancora caldo), proveniente dal compressore grazie al gas freddo proveniente dall’evaporatore. Il dryer rimuove i residui di acqua dal gas refrigerante prevenendo l’instaurarsi del ghiaccio all’interno del tubo capillare. L’ultima parte è l’accumulatore: visto che è impossibile comprimere un liquido, nel nostro caso quello che non è evaporato, viene raccolto dall’accumulatore in modo che non vada a danneggiare il compressore.

 

Ora che sappiamo come funziona un phase-change, vediamo come viene utilizzata la tecnologia  phase-change per l’overclock. I primi phase-change sono arrivati in Italia circa 4 anni fa, i produttori erano 2: Prometeia e Asetek (che produce ancora oggi il VapoChill). Prodotti industriali, di ottima fattura e rifinitura, ma non molto potenti (Prometeia compressore da 1/3 di cv e Vapochill da ¼ di cv). Entrambi fatti nello stesso modo: stesso meccanismo dei frigoriferi precedentemente descritti, ma la potenza refrigerante veniva concentrata tutta su un evaporatore che veniva posto al di sopra della cpu, o eventualmente anche delle GPU, per raffreddarle. Questi phase-change, inoltre, hanno uno schermo di controllo della temperatura, tramite il  quale  può essere gestita, regolata e monitorizzata via software direttamente da Windows.

Chiaramente questi tipi di raffreddamento  vengono montati  con previa coibentazione tramite neoprene attorno al socket, per evitare che la condensa possa causare danni all’hardware. Normalmente questi phase-change venivano acquistati da chi voleva un overclock da uso giornaliero spinto, o da chi  faceva overclock estremo, (fino a 3 anni fa l’uso in Italia di Dry-Ice e Azoto liquido era molto limitato), nel caso dell’utilizzatore estremo questi phase-change venivano modificati cambiando il gas per raggiungere temperature più basse (normalmente r404), ma senza mai arrivare alle temperature del dry-ice.

Altro grosso problema di questi phase-change era il costo, che superava e supera tutt’oggi i 700-800 €.

 

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